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IL “FRANCO FORTE”

Anni Duemila - Approfondimento

La storia di un Paese e molti eventi e circostanze, fra cui lo stesso benessere dei cittadini, passano anche attraverso la storia della sua moneta. Prendiamo il franco svizzero, oggi così forte, così felicemente forte e cosi pericolosamente forte (dipende dai punti di vista).


In mezzo a una Europa unificata dall’Euro, resiste il nostro vecchio (verrebbe da dire anche caro) franco. Pensate: il franco svizzero non è sempre esistito. Esso è il frutto, relativamente recente, dell’unificazione delle centinaia di monete diverse che circolavano nel nostro territorio fino a metà dell’Ottocento. E fu soltanto all’inizio del Novecento che fu creata la Banca Nazionale svizzera. Nel frattempo il franco ne ha fatta, di strada.


Intanto, fuori dalla Svizzera, è successo pochi anni fa quello che accadde nella Confederazione elvetica (unificazione in una moneta unica) nell’Ottocento: l’Europa monetaria s è unificata nell’Euro. Con tutti i fattori positivi e con tutti i fattori problematici che conosciamo. La situazione congiunturale – e siamo a questi anni 2000 – fa sì che la forza della moneta svizzera (indice di stabilità e buona temperatura economica) diventi anche un problema. E lo è per le esportazioni (siamo un paese che esporta molto) e per quell’offerta preziosa e vitale che la Svizzera possiede, quella del turismo. “Vendere” giorni, luoghi, bellezze, itinerari, quiete, paesaggi a turisti stranieri che vedono il costo di quella proposta salire – in modo effettivo – a causa della forza del franco, diventa molto più difficile.


La necessità deve aguzzare l’ingegno. Laddove viene meno la competitività di mercato del franco per la sua forza rispetto all’euro, occorre creare valori aggiunti di qualità, vantaggi alternativi. E così per le esportazioni (e per le vendite nei negozi e nei centri commerciali vicini al confine), imprenditori e commercianti ticinesi devono rafforzare i fattori della qualità, dell’originalità, della prontezza, dell’efficienza, della sicurezza.


Per il turismo, le vacanze degli stranieri diventano flessibili, non più classicamente tradizionali (la settimana, i quindici giorni) ma legate al last minute, al pacchetto velocizzato. Bisogna che il turista possa credere che comunque ha modo di risparmiare in qualche altra maniera anche se il franco forte lo sfavorisce. E che l’eventuale e spesso inevitabile maggior costo ha comunque dei sorprendenti vantaggi sotto altra specie: la qualità, la sorpresa, l’immaginazione. Insomma, le cifre preoccupanti del turismo, dovute quasi del tutto alla congiuntura devono indurre a usare duttilità, fantasia, creatività. Ripensare per ripartire.


Sul piano politico e finanziario, naturalmente il mondo economico (Economiesuisse in prima fila) invita a più riprese la Banca Nazionale ad innalzare il tasso minimo di cambio. Gli ambienti dell’economia elvetica ritengono infatti che il valore della moneta svizzera sia ancora troppo elevato facendo perdere competitività alla nostra industria dell’esportazione. L’istituto centrale bancario svizzero ha cercato a sua volta, in più occasioni, di venire incontro a queste esigenze per frenare l’ascesa del franco.


La classe politica vigila su questo problema di… eccessiva salute. Le congiunture si chiamano così perché sono fenomeni economico-finanziari ciclici, tendenti alla mutazione, non fissi. C’è da attendersi quindi che prossime, cambiate circostanze complessive cambino in futuro la realtà, oggi presente, del “franco forte” e delle sue conseguenze.