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TICINO2020 - UNO SGUARDO AL FUTURO

E domani? Quale sguardo, oggi, sul futuro prossimo verso la prima metà degli anni duemila?

Facile annotare i punti salienti dei decenni passati, da che l’ETT ha preso vita, su fino a questo presente ricco di bilanci e bisognoso di visioni. Più difficile azzardare previsioni. Sia lecito abbozzare almeno ipotesi. E propositi.


La prossima decina d’anni, certamente, vedrà il territorio ticinese attraversato (sotto la superficie) e più volte e intensamente segnato (in superficie) dalla ciclopica opera della trasversale alpina, Alptransit. Un progetto tutto svizzero ma anche tutto pensato per l’Europa. La realizzazione concreta dell’opera avrà presto il suo esito visibile e sperimentabile, con una inaugurazione che segnerà un cambiamento epocale.


Nei prossimi anni la realtà di Alptransit prenderà corpo, si condenserà anche in una soluzione urbanistica per importanti luoghi del territorio cantonale, in una sistemazione strutturale che sarà complessa ma dovrà pur esserci. Cambieremo, fra pochi anni, i rapporti di velocità e spostamento. La nostra mobilità ne verrà profondamente influenzata: dodici minuti di treno fra Bellinzona Lugano, poco di più fra Locarno e Lugano, un’ora e un quarto fra Bellinzona e Zurigo. Ne ricaveremo, forse, pendolarismi interni nuovi, movimento, mescolanze, efficacia. Forse, anche, una inevitabile striscia di nevrosi aggiuntiva in questo tempo così trafficato.


Il servizio pubblico di trasporti diventerà, si spera, alternativa vera, competitiva. Il traffico pesante dovrà davvero trasferirsi in larga parte su rotaia, così come parte del traffico privato. Le stazioni di Bellinzona e di Lugano diventeranno poli di mobilità nuova, smistamento di altre direzioni, percorsi. Le distanze ravvicinate permetteranno itinerari di necessità e di svago velocizzati e dunque mutati nelle possibili offerte.


Le vecchie gallerie elicoidali della Biaschina e del Piottino saranno siti di archeologia ferroviaria ma, ci si augura, potranno anche essere vitalizzate per ipotesi turistiche e di ricognizione storica. E vengono sin d’ora candidate, unite alle gallerie antiche di Uri, ad appartenere al patrimonio mondiale dell’Unesco.


A poco più di un’ora di viaggio da Zurigo (come un piccolo spostamento in una grande metropoli) il resto della Svizzera potrà avere occasioni rilanciate al Monte Verità, ad Ascona, al Festival di Locarno e a Estival Jazz, al parco acquatico di Rivera, alle offerte culturali nuove di Lugano, ai paesaggi d’eccezione di Piora, del Monte San Giorgio, dei laghi; al tesoro (riconosciuto a livello mondiale) dei tre castelli di Bellinzona, al fascino paesaggistico, storico e quasi antropologico delle nostre valli. E altro, ancora: per esempio i poli d’eccellenza (Università, ricerca biomedica, Cardiocentro, centro di calcolo).


A Lugano il volto esteriore e soprattutto quello interiore, valoriale, della città assumerà la fisionomia nuova che l’apertura del LAC saprà conferirgli: finalmente un luogo di concerti di valenza alta, un grande teatro, un prestigioso spazio espositivo per le arti, e poi eventi, incontri e, si spera, vera palpitazione culturale.


Forse, se ci si vuole azzardare nel campo dell’utopia (con qualche probabilità di essere anche minimamente realisti) il potenziamento della comunicazione virtuale elettronica permetterà di dislocare attività produttive, economiche, culturali, sociali in zone più periferiche ma competitive per qualità di vita: mille computer nell’aria buona e nell’orizzonte bello della valle di Blenio, per esempio, potrebbero valere mille uffici a Lugano…


L’elenco delle meraviglie (e dei problemi) potrebbe continuare. Basti qui dire che il nocciolo di tutto starà nella capacità - forte o debole - del Ticino di cogliere le opportunità nuove, di saper sfruttare, con immaginazione aperta, con discernimento realistico e con un pizzico di rischio coraggioso, le grandi sfide del cambiamento (che comunque ci sarà).


Passammo, negli anni Settanta, dalle strade cantonali al complemento alternativo dell’autostrada, alla galleria del San Gottardo, dalle camelie agli artisti, dai boccalini alla complessità culturale e sociale di un territorio ricco di storia, di bellezza e di talenti. Passeremo, si spera, dalle code automobilistiche e dai campanilismi residui alla sobria velocizzazione di distanze e di rapporti, per una unità di territorio e di strategia nella diversità delle fisionomie locali.