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IL TICINO DEGLI ANNI 90

Negli anni ’90 si consolida la realtà di un Ticino più adulto, meno separato dal resto della Svizzera, più ventilato da correnti d’aria benefiche:

piazza finanziaria, via delle genti, vitalità culturale, crescita economica, trasformazione sociologica che vede lo sviluppo dei centri urbani (in particolare la crescita poderosa di Lugano e l’erosione demografica delle valli più discoste, nelle quali il turismo diventa una delle poche voci di potenziale sviluppo socioeconomico).

Il 1991 vede il direttore dell’ETT, Marco Solari, assumere la responsabilità operativa nazionale dei grandi festeggiamenti del 700mo della Confederazione. La Svizzera italiana, grazie anche a ciò, conosce un momento magico: nello stesso anno un ticinese dirige CH91, il ticinese Mario Botta progetta la simbolica e celebre tenda del 700mo, Flavio Cotti è presidente della Confederazione.


Il 12 gennaio del ’91 Bellinzona vive una giornata memorabile, con tutta la Svizzera politica e istituzionale sotto la cupola della tenda montata nella cornice splendida di Castelgrande: quel giorno sfilano il Consiglio federale in corpore, tutti i governi cantonali, tutti i consiglieri nazionali e agli Stati, le autorità militari e religiose. Quella sera avviene un incontro spontaneo e informale fra popolo e autorità nelle stradine e piazze del centro di Bellinzona, una specie di primo agosto a gennaio.


Alla fine del decennio, nel 2001, Lugano ospiterà una sessione parlamentare delle camere federali, con Consiglio federale, Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati trasferiti sulle rive del Ceresio: la Svizzera italiana diventa teatro della responsabilità politica, per tre settimane Berna trasloca in Ticino.


La piazza finanziaria ticinese si consolida vieppiù e diventa, soprattutto a Lugano, un polo economico parallelo a quelli di Zurigo e di Ginevra. Festival del film di Locarno, Estival Jazz a Lugano, JazzAscona sono ribalte sempre più internazionali e la punta di diamante di un dinamismo culturale capillare. Il gusto della qualità culturale ma anche del paesaggio e delle tradizioni, si affina sempre più. Si sviluppa in Ticino un recupero della gastronomia locale, con una mappatura dei grotti tipici e delle osterie, che si affiancano ai ristoranti di raffinata offerta. La produzione vinicola compie un balzo enorme di qualità e parecchi Merlot ticinesi si iscrivono nel novero dei grandi vini svizzeri.


La risposta della qualità e dei valori sembra essere un'alternativa alle evidenti trasformazioni della politica turistica generale, in Svizzera ed Europa. Anche in Ticino si sono chiusi alcuni grandi alberghi di lunga tradizione, nasce un consumo più velocizzato, mobile: un fenomeno che continuerà all’inizio del nuovo secolo, con l’accentuarsi delle difficoltà congiunturali generali.


Intorno alla Svizzera, nel mondo, avvengono enormi cambiamenti: implode il cosiddetto impero sovietico, il muro di Berlino è caduto, la guerra fredda è terminata, si abbozzano nuovi scenari geopolitici mondiali. Il tradizionale concetto svizzero di difesa, di ridotto nazionale a salvaguardia della sicurezza dei confini nostri e della neutralità elvetica nel frontismo contrapposto dei due blocchi, viene a cadere. Si ridisegnano le linee generali degli obiettivi dell’esercito e intanto si chiudono caserme e piazze d’armi tradizionalmente presenti sul territorio (Bellinzona, Losone, in parte Airolo, molte fortificazioni alpine).


Nella politica cantonale nasce e si afferma il fenomeno tutto nuovo e originale della Lega dei ticinesi, che stravolge gli equilibri di partiti forse troppo a lungo rimasti fermi al palo delle certezze di un sistema quasi bloccato. La ventata muove nuove dinamiche ma porta con sé anche eccessi verbali e scritti e, in generale, un certo degrado del dibattito politico, complice anche una sovraesposizione mediatica esasperata.


La Lega nel giro di pochissimi anni entra in municipio a Lugano, manda tre deputati a Berna ed entra nel governo cantonale con Marco Borradori. A sinistra, il confronto finale fra PST e eredi del PSA viene vinto da questi ultimi: Martinelli resta in governo, esce Bervini. E’ il preludio a una sofferta ma finalmente realizzata riunificazione, con la nascita di un rinnovato PS unitario. Per la prima volta una donna, Marina Masoni, liberale, diventa consigliera di stato nel 1995. Sarà seguita nel 1999 dalla socialista Patrizia Pesenti.


A Lugano e a Mendrisio si compie un evento storico: la nascita dell’Università della Svizzera Italiana, USI, con le facoltà di scienza della comunicazione e economia a Lugano e l’Accademia di architettura a Mendrisio. Motore trainante di questa impresa, assieme a un gruppo di politici ed esperti che ci avevano creduto subito, il consigliere di stato Giuseppe Buffi che, presidente del governo, morirà improvvisamente nel luglio del 2000. Ha fatto in tempo a vedere conclusa una delle opere più importanti per il Ticino di tutto il ‘900 e alla quale il suo nome resterà indissolubilmente legato.


Il Ticino degli anni ’90 non può non risentire l’influenza delle cose che intanto accadono nel mondo, il cui assetto geopolitico sta mutando velocemente. Intorno al nostro paese si consolida la realtà dell’Unione europea. Gli svizzeri sono diffidenti di fronte a una unità d’Europa che per il momento è più burocratica e amministrativa che valoriale, a più riprese il popolo dice no a una nostra partecipazione diretta all’Unione o a uno spazio economico europeo.


Internamente viviamo trasformazioni enormi e non mancano gli choc. Cambiano la posta, i telefoni, l’esercito. Swissair resta con le ali a terra, nascono Swiss, la Posta, Swisscom, cambia il mercato dell’elettricità, si abbozza un esercito più snello, più tecnico, più duttile. Alcuni simboli della nostra stessa identità mutano in fretta e ci fanno riflettere.


La cosiddetta crisi degli averi ebraici e le avvisaglie di un ripensamento etico dei forzieri bancari svizzeri da parte del mondo esterno (un fenomeno che ci investirà negli anni Duemila) inducono il paese a interrogarsi, a pensare analisi e strategie, a rispondere. Si manifesta anche il fenomeno nuovo, seppure sotto controllo, della disoccupazione.


L’identità svizzera diventa oggetto di dibattito, i sommovimenti economici non risparmiano il divenire collaudato della nostra realtà elvetica. In quella realtà dinamica il Ticino vive speranze, riforme, contraddizioni, crescita e contraccolpi.