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UNA NUOVA CULTURA DEL VINO

Anni Novanta - Approfondimento

Dal boccalino al barrique, ne ha fatta di strada il vino ticinese. Fino agli anni Settanta, con lodevoli eccezioni, il vino ticinese era noto, più che per i contenuti, per i contenitori: boccalini, tazze bianche dal bordo rossoblù. Più che per il gusto, per la festa: canti nei grotti, ricorrenze, cordialità sostenuta dal vino, grottini ticinesi alle varie esposizioni fuori cantone. Eccetera.


Tutte cose belle e buone, naturalmente, con una bella dignità. Le cantine sociali producevano un vino onesto e galantuomo, come si soleva dire, ma senza pretese di entrare nel grande gioco della qualità enologica nazionale. Un buon bicchiere di nostrano, un buon bicchiere di Bondola, un buon bicchiere di Merlot: erano questi i bonari inviti a brindisi cordiali. Se andavi a pranzo o a cena fuori e chiedevi vino sciolto (“vino aperto”, si diceva da noi) ti offrivano invariabilmente Barbera Chianti Merlot.


Oggi, a partire soprattutto dagli anni ’90, tutto è cambiato e sta cambiando. La gamma dei calici di qualità offerti a chi vuole bere poco e bene è ricchissima. Il fatto è che in pochi decenni la produzione vincola ticinese ha raggiunto livelli d qualità, raffinatezza, competitività. Con i suoi mille ettari complessivi di vigneti e grazie a una posizione felice, prealpina a meridione, il Ticino costituisce una realtà specifica, di natura particolare, rispetto ad altre e anche prestigiose zone viticole nazionali. Si sono affinati, in crescita direttamente proporzionale, i metodi di vinificazione e i gusti dei fruitori.


Oggi una bottiglia di Merlot cresciuto in barrique (ma anche una bottiglia di qualità, non barricata) costituiscono un’offerta forte, che sul mercato nazionale uguaglia ormai altri nomi prestigiosi e storici: basta dare uno sguardo alle liste dei vini nei grandi e piccoli ristoranti svizzere, dove sono spuntati ormai ovunque annunci di Merlot nostri di tutto rispetto.


Il Merlot, non da sempre ma comunque da oltre cento anni è il vitigno più coltivato nelle terre ticinesi. Tradizionalmente esso viene vinificato in rosso con tutta la sinfonia delle produzioni barricate, alcune delle quali entrate nell’olimpo dei grandi vini svizzeri. Ma sono cresciuti in qualità e raffinatezza anche i bianchi, assieme agli spumanti. Si è sviluppata anche una attenzione per assemblaggi di vari vitigni, con risultati spesso notevolissimi.


Di pari passo con questa piccola rivoluzione del gusto verso l’alto (e rispettivamente della produzione) si è sviluppata l’offerta di luoghi adeguati da scoprire: oltre ai ristoranti di qualità, dove l’eccellenza gastronomica richiama quella dei vini, esistono tenute di produttori vinicoli (castelli, fattorie, colline) e “strade del vino” lungo i contrafforti dolci dei nostri vigneti. La mappa degli itinerari turistici (e di cultura, in qualche modo) si arricchisce di questi percorsi dove il paesaggio, la vista, il verde e le degustazioni sono un tutt’uno.


Il marchio di qualità dei vini ticinesi costituisce oggi una sfida di mercato e un valore commerciale ma anche una connotazione indiretta di valore del territorio. Anche la coltura può essere cultura. Bere meno è meglio. Bere meglio è un bene. Un valore, un gusto, una qualità.