IL 700MO DELLA CONFEDERAZIONE SVIZZERA

Anni Novanta - Approfondimento

Nel 1991 il 700mo della Confederazione svizzera (riferito al suo nocciolo orginario delle terre primitive attorno al lago che sarà poi dei Quattro Cantoni) fu un’occasione, per il nostro Paese, di celebrazione e soprattutto di festa e di riflessione.


Il Ticino ebbe in quel giubileo un suo accento particolare di responsabilità: intanto Marco Solari, direttore allora dell’Ente ticinese per il turismo, fu nominato dal Consiglio federale Delegato ufficiale per il 700mo. Ma quell’anno vedeva molti ticinesi in funzioni di alta responsabilità: Flavio Cotti era presidente della Confederazione, Antonio Riva direttore generale della Società svizzera di radiotelevisione, Cornelio Sommaruga presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Achille Casanova vicecancelliere della Confederazione.


Marco Solari mise subito anche una parte del suo cuore ticinese al servizio dell’idea complessiva, imperniata sulla memoria ma anche sulla carica utopica di proiezione e di immaginazione speranzosa. Ebbe subito due idee. La prima fu quella di iniziare i festeggiamenti proprio dal Ticino, da Bellinzona. La seconda fu quella di incaricare Mario Botta di pensare a una costruzione bella ed effimera e simbolica dentro la cornice delle antiche mura di Castelgrande. Ne nacque la famosa “tenda del 700mo”, che divenne poi nomade in varie regioni della Svizzera, al seguito delle varie celebrazioni.


Anche le immagini della aerea, lieve e al tempo stesso solenne tenda illuminata assieme agli splendidi castelli bellinzonesi resta l’icona indimenticata di un momento nazionale di vera condivisione. Oggi ancora in molti luoghi pubblici e in case private quell’immagine ricorda un anno, una festa, una persuasione di appartenenza.


La giornata inaugurale dell’11 gennaio 1991 fu memorabile. Una folla di oltre 15.000 persone fece ala festosa a un corteo eccezionale in cui sfilarono il Consiglio federale in corpore, gli ex consiglieri federali, l’intero parlamento federale e tutti i governi cantonali.


Alla cerimonia ufficiale, tenutasi sotto la tenda di Castelgrande, seguì la festa popolare: in una sera invernale tersa in cui dentro il buio (tutte le luci elettriche spente) brillavano i lumi di fiaccole e palloncini, l’abbraccio fra popolo e autorità fu vero, spontaneo. Davvero quel giorno a Bellinzona si creò come una eccezionale magia tutta svizzera in cui secoli di storia sembrarono coagularsi in una simbologia e in una emozione particolarmente custodite dalla latinità elvetica del Ticino.


Successivamente le celebrazioni del 700mo costellarono l’anno e il territorio nelle quattro regioni della Svizzera. Furono momenti scanditi di riflessione, di dibattito, anche con tutte le sfumature critiche che il civile dibattito nazionale aveva saputo accendere. Fra l’altro, il cosiddetto scandalo delle schedature scoperto proprio in quel periodo (un malaugurato eccesso di zelo delle autorità preposte alla sicurezza nazionale) aveva stizzito una parte degli intellettuali elvetici, alcuni dei quali boicottarono un poco, senza esagerare, le celebrazioni del 700mo.


In generale, sia nei momenti di festa, sia in quelli dei discorsi e dei confronti, venne fuori che il senso di nazione e la coscienza civile degli Svizzeri erano presenti e vivi: al tempo stesso tuttavia parve allora che la cosiddetta “svizzerità", il “Sonderfall Schweiz” non sono un concetto dato una volta per sempre e inamovibile ma al contrario costituiscono l’impegno di una verifica continua.


Essere Svizzeri dopo 700 anni implica un continuo aggiornamento dei valori civili, sociali e culturali di una appartenenza che chiede di essere guadagnata sempre, attualizzata sempre. In questo senso il 700mo della Confederazione fu un momento costruttivo per la coscienza nazionale.

TENDA DEL 700MO DELLA CONFEDERAZIONE
ETT STORICO - 700MO